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Dopo la vittoria di due anni fa, José Eduardo Agualusa è di nuovo nella long-list dell’Independent Foreign Fiction Prize con il romanzo As mulheres do meu pai, tradotto in inglese da Daniel Hahn (My Father’s Wives). A maggio sapremo se Agualusa sarà di nuovo l’autore del mio romanzo straniero pubblicato in Inghilterra.
La Nuova Frontiera pubblicherà nei prossimi mesi l’edizione italiana di questo nuovo, straordinario, romanzo dell’autore de Il venditore di passati.
Continua il grande successo di José Eduardo Agualusa negli Stati Uniti. Il venditore di passati – dopo aver vinto lo scorso anno The Independent Foreign Fiction Prize come miglior romanzo straniero pubblicato in Inghilterra – è ora entrato nella lista dei 25 migliori romanzi tradotti e pubblicati negli Stati Uniti nel 2008. Tra i finalisti, insieme ad Agualusa (The book of chameleons), ci sono José Saramago (Death with interruptions), António Lobo Antunes (What can I do when everything’s on fire), il nostro Horacio Castellanos Moya (Senselessness) e Imre Kertesz (Detective story). La short-lista sarà annunciata il 27 gennaio e il vincitore il 19 febbraio.
Siamo felici di annunciare ai nostri lettori che il romanzo Il canonico di António M. Pires Cabral ha appena vinto la XIV edizione del “Grande Prémio de Literatura DST”. Secondo i giurati, il romanzo di Pires Cabral si caratterizza per “personaggi di grande complessità interiore” e per “un assoluto dominio da parte dell’autore dei meccanismi narrativi”. La Nuova Frontiera pubblicherà l’edizione italiana de Il canonico nella prossima Primavera.
“Beh, devo dire che ormai è praticamente una leggenda qui al distretto: è uno della vecchia guardia, sa cosa sono i segreti, le difficoltà, non c’è mai bisogno di ringraziarlo, lui lo sa quello che deve fare. E poi, a dirla tutta, è uno che sa vivere, non si fa mancare niente, si tratta bene in fatto di cibo, di birre e di sigari: i sono i suoi preferiti. Sì, se ne intende parecchio e non mi dispiace chiedergli qualche consiglio a proposito. È uno di cui ci si può fidare: lui lo sa quali sono i problemi di noi poliziotti, non tanto i morti, quanto quelli che spariscono. Perché una sparizione è un oltraggio al nostro sistema di informazioni, alle carte d’identità, ai passaporti, ai codici fiscali, a tutto… e lui è uno che capisce bene certe cose, che bisogna stare appresso alle scartoffie, essere meticolosi. Insomma sa fare il suo lavoro il nostro ispettore Ramos. Anche se non capisco se ce l’ha con tutti noi del distretto, me compreso, o è solo il suo modo di stare in mezzo agli altri. Non capisco, devo dire, se questo lavoro gli piace davvero, a volte sembra di sì, ma mi pare che se fosse per lui passerebbe il tempo a prendersela con le donne che fanno la dieta, con le strade a senso unico, con l’avvicinarsi dell’estate…” Il commissario di polizia
L’ultimo libro di José Eduardo Agualusa, Il venditore di passati, continua a ottenere successi nei paesi di lingua anglosassone. Vi riportiamo qui sotto una recensione uscita sul Washington Post. Buona lettura.
The coldblooded narrator of José Eduardo Agualusa’s novel is a gecko inhabited by the reincarnated spirit of Jorge Luis Borges. The Argentine master’s name is never mentioned: Agualusa, a native Angolan steeped in Latin American literature, lets readers in on the joke in an interview appended to the book; but those unfamiliar with Borges may have trouble appreciating it. Still, “The Book of Chameleons” is a worthy homage. Crisply accessible, it explores questions of identity and oppression within the confines of a beguiling mystery.
The setting is present-day Luanda, but since everything is filtered through the lidless eyes of a tiny creature, the Angolan capital remains in the background. Most of the action takes place at the home of Félix Ventura, an albino bibliophile in an unorthodox line of work: He fabricates respectable genealogies for newly affluent citizens who wish to enter Luandan high society. One night, however, a photojournalist asks him for an entirely fresh identity. Despite initial misgivings, Félix accepts the job. After all, it is the next logical step in the “advanced kind of literature” he has been practicing: “I create plots, I invent characters, but rather than keeping them in a book I give them life, launching them out into reality.”
Of course, fiction and reality have always shared a porous border. This is why it is not too surprising when the photojournalist, now known as José Buchmann, starts acting as if he believes he is Buchmann. Agualusa is treading on well-worn ground. Many writers have toyed with the fluidity of self: Borges himself was especially adept at it. And yet Buchmann’s strange behavior proves compelling. Is he mad or up to no good? Nothing so conventional; prepare instead for a plot detour that defies expectations.
Meanwhile, Félix encounters Angela Lucia, a young woman who just happens to be a photojournalist. (Coincidences abound here.) She is not repulsed by his appearance. A lonely outcast who hires prostitutes, he is susceptible to romance. But are Angela’s feelings for him genuine, or will she reveal herself to be a femme fatale? The high point of the novel, their relationship is drawn with humor, compassion and a mature understanding of the nature of love.
In the end, however, they are ensnared by the legacy of the Angolan civil war. The former Portuguese colony endured decades of strife after declaring its independence. It became a proxy battleground of the Cold War, with Russians, Americans, Cubans and South Africans all joining in. Dissidents were brutalized and murdered. While things have settled down, stark reminders remain, such as the millions of land mines that litter the countryside. But psychological trip-wires also are waiting to be triggered and threaten to bring Félix’s world down upon him.
“The Book of Chameleons,” which won the 2007 Independent Foreign Fiction Prize, portrays a society in flux via a handful of characters in spatially circumscribed circumstances. The novel is breezily brief; it consists of 32 unnumbered chapter vignettes, several of which are no more than one to two pages. These often are accounts of the gecko’s dreams, in which it recalls its experiences as a man or visits Félix in his dreams. The gecko itself, a device that could have quickly worn out its welcome, is a lucid observer with a wryly engaging voice capable of gnomic pronouncements such as “Happiness is almost always irresponsible” and “Memory is a landscape watched from the window of a moving train.” He is also something of a literary critic: “I do like the Boer writer Coetzee. . . for his harshness and precision, the despair totally free of self-indulgence. I was surprised to discover that the Swedes recognized such good writing.” One knows one is in Africa when Coetzee is referred to as a Boer.
Only three of Agualusa’s seven novels have thus far been translated into English. “The Book of Chameleons” is the first to arrive on these shores. May it garner sufficient recognition for the rest of his oeuvre to be made available. As his clever albino puts it, “Literature is the only chance for a true liar to attain any sort of social acceptance.”
“No, lui è più grande. È di dieci anni più vecchio di me. La sua vita ha battuto altri sentieri, si è fatto strada da solo nella polizia: ha lavorato un po’ in banca poi è stato in Guinea a fare il servizio militare, è entrato nella omicidi come agente e si è spaccato la schiena per arrivare dove è arrivato ed essere chiamato «ispettore Ramos». Mah, lo conosco da un po’, abbiamo pure condiviso qualche caso. Forse è una cosa banale dire che un’amicizia fra due uomini è una cosa seria, ma è quello che mi ha detto Jaime Ramos una sera. Sì, siamo grandi amici, anche se non ne parliamo mai. E ci vediamo poco. No, non lavoro con lui, vivo alle Azzorre, lavoro lì. Sono viceispettore. Di tanto in tanto, gli invio la solita fornitura di sigari Cogiva, o di formaggio e ananas. E a sua volta lui mi manda una bottiglia di vino, qualche insaccato o qualche libro che qui non riesco a trovare. Ma tutto senza calendario e senza sentirci in obbligo. Al contrario della rigorosa disciplina che segue sul lavoro: lui non ama certo i rapporti, le procedure, le formalità, i computer, i telefoni, ma tutti questi obblighi gli impongono una disciplina che in fondo gli piace e a cui manca solo un soffio di ispirazione. Perché a lui non piace immaginare le cose, darsi alle fantasie, al contrario di me, che invece mi perdo nei miei pensieri… amo perdermi nei miei pensieri, ma non sono un romantico: non mi piacciono né le storie d’amore né le coincidenze. Le storie d’amore perché si ripetono troppe volte e troppe volte amareggiano e feriscono e fanno ripetere le stesse parole. Le coincidenze, perché fanno immaginare che il mondo stesso si ripeta, quale che sia il posto, quale che siano le circostanze. E ingannano…” Il viceispettore Filipe Castanheira
Riso con baccalà
cucinato per Ramiro, ascoltando un bolero, in Lontano da Manaus
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Ingredienti:
- 2 tranci di baccalà
- 1 peperone verde
- 1 peperone rosso
- riso q.b.
- 2 peperoncini
- 2 foglie d’alloro
- 1 ciuffo di prezzemolo
- cipolla, aglio, olio e sale
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Scottate due tranci di baccalà per non più di tre minuti e conservate l’acqua di cottura. Sfilettate il pesce. Preparate un soffritto con cipolla tritata e quattro spicchi d’aglio.
Spellate e togliete i semi a tre pomodori abbastanza grandi e maturi, tagliateli a pezzi e aggiungeteli al soffritto insieme a mezzo peperone verde e mezzo peperone rosso. Lasciate cuocere il tempo necessario. A questo punto, versate sul soffritto l’acqua di cottura del baccalà e, quando bolle, aggiungete il pesce, i due mezzi peperoni avanzati tagliati a pezzi, il riso, due peperoncini, due foglie d’alloro, un ciuffo di prezzemolo e non troppo sale. Coprite e lasciate cuocere. Servite in tavola accompagnato da un buon vino bianco, possibilmente gallego.
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Riso con sardine
cucinato per Filipe mentre l’ispettore lo mette al corrente del caso, in Un cielo troppo blu
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Ingredienti:
- Sardine q.b.
- 1 peperone rosso
- 1 pomodoro
- riso q.b.
- 2 foglie di menta
- olive nere
- un ciuffo di prezzemolo
- olio, sale, cipolla e aglio
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Dopo aver spinato e spellato le sardine, stendete i filetti sopra un tagliere di legno e conditeli appena con sale e peperoni tritati. Nel frattempo lavate il riso e in una ciotola tritate prezzemolo, due foglie di menta, uno spicchio d’aglio e qualche oliva nera. In un tegame di coccio fate bollire l’acqua con olio, cipolla, aglio, alloro, pomodoro, mezzo peperone rosso e sale. Quando bolle, versate il riso e coprite il tegame. A metà cottura, aggiungete le sardine. In fine, aggiungete il trito di spezie, olio e aglio e lasciate riposare nel tegame. Dopo qualche minuto sarà pronto per essere servito, accompagnandolo magari con un rosè fresco.
Metto qui sotto una bella recensione apparsa su TimeOut di New York. Protagonista dell’articolo, Félix Ventura e il suo “venditore di passati“, The book of Chameleons nell’edizione americana. Buona lettura.
How to describe José Eduardo Agualusa, the young, award-winning Angolan author of The Book of Chameleons? An African Kafka? A more tropical Borges? Like the Mozambican writer Mia Couto, he blends elements of Latin American–style magic realism with political satire. He’s a genre-shifter, an iconoclast and one of the most inventive new voices coming from Africa today. Just consider this new novel: Narrated by a gecko, it’s a book of both energetic ideas and thrillerlike drama.
The main character, Félix Ventura, is a man very much in demand with Angola’s newly rich—the various “businessmen, ministers, landowners, diamond smugglers, generals” and others out to take advantage of the boom after decades of civil war. It’s his job to reinvent their personal histories and retouch their brutal pasts in order to brighten their future. His motto is “Give your children a better past,” and his career allows Agualusa to cleverly tease out the themes that drive the book: the elasticity of memory and history, and the power of personal and national identities to become self-perpetuating myths. Angola, “a fantasy country,” reimagines itself daily.
But don’t think for a moment this is an arid, overly cerebral text. The book springs to life in short, eccentric vignettes, mostly told from the ceiling-eye view of Eulalio, a gecko who appears to be the reincarnation of a famous, Borges-like writer. This lizard quietly watches as Felix becomes entangled with his nefarious clients, who include a mysterious photojournalist and a former government Marxist who now lives underground. Not surprisingly, none of them will be able to entirely transform themselves enough to escape the violent secrets of their pasts.
La trochita è una piccola locomotiva che corre su un binario a scartamento ridotto tra Ing. Jacobacci e Esquel, a cavallo degli stati di Rio Negro e Chubut, in Patagonia.
E anche la protagonista del nuovo romanzo di Raúl Argemí, Patagonia Ciuf Ciuf, che manderemo in libreria a metà Giugno (più o meno, con la puntualità dei trasporti non si sa mai).
È un bel romanzo, ironico e divertente. I protagonisti sono due squinternati che decidono di assaltare un treno – la trochita per l’appunto – per liberare un loro ex compagno di lotta. Durante l’assalto, però, qualche imprevisto porterà i nostri due improbabili rapinatori verso una conclusione inaspettata.
Per mettere fine a un dibattito sorto in casa editrice sulla “trochita”, e sulla sua esistenza, qui sotto metto un video.
Per chi è interessato vi segnalo questo interessante articolo sull’autore
Ieri sera abbiamo presentato alla libreria Griot il nuovo libro di José Eduardo Agualusa Il venditore di passati.
Libreria piena, autore contento, registrazione dell’evento – che tra poco metteremo on line – insomma bene.
Andiamo a cena e l’autore ci racconta dello straordinario successo che ha avuto in Brasile il suo terzultimo libro, Quando Zumbi prese Rio. Ci snocciola dati impressionanti, e poi ci racconta un particolare che ignoravamo. Durante una fiera del libro, Caetano Veloso, ha intrattenuto il suo pubblico per quasi mezz’ora elogiando il libro di Agualusa e dichiarando: “Fiquei muito excitado, e indignado pelo livro não ter causado furor no Brasil”, disse o cantor, contando que conheceu o romance através de uma editora italiana que lhe encomendou um prefácio. “Mas fiquei tão entusiasmado que nem consegui escrever”.
Rimaniamo sbalorditi. La casa editrice italiana che aveva chiesto la prefazione siamo noi e scopriamo che i nostri prodigi stampa sono più apprezzati nel lontano Brasile che a pochi metri dal nostro ufficio.
A questo punto speriamo che Caetano Veloso voglia ripetere le stesse parole durante la sua prossima tournée in Italia, sennò ci accontentiamo di aver contribuito al successo di un nostro autore in Brasile.
Ciao.
P.S. Per i curiosi questo è il sito brasiliano da cui ho ripreso la notizia







