“No, lui è più grande. È di dieci anni più vecchio di me. La sua vita ha battuto altri sentieri, si è fatto strada da solo nella polizia: ha lavorato un po’ in banca poi è stato in Guinea a fare il servizio militare, è entrato nella omicidi come agente e si è spaccato la schiena per arrivare dove è arrivato ed essere chiamato «ispettore Ramos». Mah, lo conosco da un po’, abbiamo pure condiviso qualche caso. Forse è una cosa banale dire che un’amicizia fra due uomini è una cosa seria, ma è quello che mi ha detto Jaime Ramos una sera. Sì, siamo grandi amici, anche se non ne parliamo mai. E ci vediamo poco. No, non lavoro con lui, vivo alle Azzorre, lavoro lì. Sono viceispettore. Di tanto in tanto, gli invio la solita fornitura di sigari Cogiva, o di formaggio e ananas. E a sua volta lui mi manda una bottiglia di vino, qualche insaccato o qualche libro che qui non riesco a trovare. Ma tutto senza calendario e senza sentirci in obbligo. Al contrario della rigorosa disciplina che segue sul lavoro: lui non ama certo i rapporti, le procedure, le formalità, i computer, i telefoni, ma tutti questi obblighi gli impongono una disciplina che in fondo gli piace e a cui manca solo un soffio di ispirazione. Perché a lui non piace immaginare le cose, darsi alle fantasie, al contrario di me, che invece mi perdo nei miei pensieri… amo perdermi nei miei pensieri, ma non sono un romantico: non mi piacciono né le storie d’amore né le coincidenze. Le storie d’amore perché si ripetono troppe volte e troppe volte amareggiano e feriscono e fanno ripetere le stesse parole. Le coincidenze, perché fanno immaginare che il mondo stesso si ripeta, quale che sia il posto, quale che siano le circostanze. E ingannano…” Il viceispettore Filipe Castanheira